Nutrizione e salute del cuore: dal nutriente al gene

Come metabolismo, trasduzione del segnale ed espressione genica trasformano ciò che mangiamo in un cuore più sano

Il legame tra ciò che mangiamo e la salute del cuore è oggi uno dei capitoli più solidi e meglio documentati della medicina preventiva contemporanea.

Per decenni la prevenzione cardiovascolare attraverso l’alimentazione è stata ridotta, nell’immaginario comune, a poche regole semplici: contare le calorie, limitare i grassi, tenere sotto controllo il colesterolo nel piatto.

Questa visione, per quanto utile come primo approccio divulgativo, è largamente incompleta e rischia di far perdere di vista la reale complessità biologica che lega la tavola al cuore.

I nutrienti che introduciamo con la dieta non sono infatti semplici mattoni energetici da bruciare o accumulare: sono molecole informative, capaci di dialogare in modo continuo e bidirezionale con tre comparti biologici strettamente interconnessi, ovvero il metabolismo cellulare, la trasduzione del segnale e l’espressione genica.

Questi tre sistemi non lavorano in modo isolato, ma in una rete integrata in cui ciascun livello influenza gli altri due, in un continuo scambio di informazioni che si adatta momento per momento alla composizione della dieta, allo stato energetico dell’organismo e persino al ritmo circadiano dei pasti.

Il risultato finale di questo dialogo molecolare non è astratto: incide concretamente sulla qualità e sulla quantità delle proteine contrattili del miocardio, come le diverse isoforme della miosina, e sull’efficienza con cui il cuore si contrae, si rilassa e si rimodella nel corso degli anni.

Comprendere questi meccanismi non è un esercizio accademico fine a sé stesso, ma la chiave per capire perché alcuni modelli alimentari, come la dieta mediterranea, riescano a proteggere il cuore in modo così efficace e duraturo, mentre altri pattern alimentari, più ricchi di grassi saturi, zuccheri semplici e sale, finiscano per logorarlo silenziosamente nel tempo.

In questo articolo cercheremo di ripercorrere, passo dopo passo, il tragitto che un nutriente compie dal piatto fino al nucleo delle cellule cardiache, illustrando come la nutrigenomica, la disciplina che studia l’interazione tra dieta e genoma, permetta oggi di comprendere a livello molecolare ciò che gli studi epidemiologici osservano da decenni su larga scala: che mangiare bene, in modo coerente e continuativo, significa letteralmente parlare al DNA del nostro cuore.

Quando il cibo “parla” ai geni

Molti componenti della dieta non agiscono soltanto come substrato energetico da ossidare per produrre ATP, ma si comportano a tutti gli effetti come vere e proprie molecole-segnale, capaci di modificare l’attività di specifici geni. L’esempio più studiato e meglio caratterizzato è quello degli acidi grassi omega-3 a lunga catena, in particolare l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), contenuti in abbondanza nel pesce azzurro e nei prodotti ittici di mare freddo.

Queste molecole, una volta assorbite e distribuite nei tessuti, si legano direttamente a fattori di trascrizione nucleari come PPAR-α, PPAR-γ, SREBP-1c e HNF-4α, modulando in modo diretto l’espressione dei geni che governano l’ossidazione degli acidi grassi, il metabolismo lipidico epatico e la risposta infiammatoria sistemica. Questa branca della nutrizione, definita nutrigenomica, ha permesso di superare la vecchia idea che il cibo agisca sull’organismo esclusivamente attraverso vie metaboliche indirette.

Oggi sappiamo che un nutriente può influenzare il fenotipo cellulare in almeno tre modi distinti e complementari: può agire direttamente sul DNA, modificando l’espressione genica attraverso l’interazione con recettori nucleari; può influenzare l’attività di fattori di trascrizione già presenti nella cellula, una volta che il nutriente stesso è stato metabolizzato e trasformato in un derivato bioattivo; oppure può innescare vere e proprie cascate di trasduzione del segnale, attivando chinasi e altre proteine di segnalazione che, a cascata, accendono o spengono specifici programmi genici legati alla crescita, alla contrattilità o all’infiammazione del tessuto cardiaco.

Le conseguenze di questi meccanismi sono tutt’altro che teoriche.

In un cuore cronicamente esposto a una dieta squilibrata, ricca di grassi saturi, zuccheri raffinati e sale in eccesso, questi circuiti molecolari si alterano progressivamente, favorendo lo sviluppo di ipertrofia patologica, fibrosi interstiziale e disfunzione contrattile, i tre pilastri su cui si costruisce, nel tempo, lo scompenso cardiaco.

Al contrario, un’alimentazione equilibrata e ricca di nutrienti bioattivi, come quella tipica del modello mediterraneo, mantiene il profilo trascrizionale del miocardio orientato verso la salute, preservando l’espressione dei geni protettivi e limitando l’attivazione di quelli associati al rimodellamento negativo del muscolo cardiaco.

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Metabolismo, segnale e geni: la qualità delle proteine contrattili.

Il punto in cui i tre comparti biologici convergono in modo più evidente è proprio la macchina contrattile del cardiomiocita, la cellula muscolare specializzata che permette al cuore di pompare sangue in modo continuo per tutta la vita.

Il metabolismo energetico, sostenuto principalmente dall’ossidazione degli acidi grassi e, in misura minore, del glucosio, stabilisce quanta energia sotto forma di ATP è effettivamente disponibile per alimentare i ponti actina-miosina, le strutture microscopiche responsabili della contrazione muscolare vera e propria.

Senza un metabolismo energetico efficiente, anche la migliore delle strutture contrattili non potrebbe funzionare correttamente.

Su questo substrato energetico agisce poi la trasduzione del segnale, attraverso vie molecolari ben caratterizzate come quella β-adrenergica, la via PI3K/Akt e la via dell’AMPK, il sensore energetico cellulare per eccellenza.

Questi sistemi di segnalazione regolano in tempo reale il livello di fosforilazione delle proteine sarcomeriche, modulando così la forza e la velocità di contrazione in base alle richieste metaboliche del momento, ad esempio durante uno sforzo fisico o in condizioni di stress. Infine, l’espressione genica determina quali isoforme proteiche vengono effettivamente prodotte dalla cellula: un esempio emblematico è il passaggio tra le catene pesanti di miosina di tipo α e quelle di tipo β, uno switch molecolare che accompagna fisiologicamente l’invecchiamento del cuore, ma che si accentua e si accelera in condizioni patologiche come l’ipertensione cronica o lo scompenso.

È proprio in questo delicato equilibrio a tre livelli che la dieta gioca un ruolo determinante.

Un regime alimentare ricco di grassi cattivi, come i grassi saturi e i grassi trans, e di sodio in eccesso, sposta progressivamente questo equilibrio verso un profilo molecolare “da stress”, caratterizzato da una minore efficienza contrattile e da una maggiore propensione al rimodellamento patologico.

I nutrienti caratteristici del modello mediterraneo, al contrario, come gli acidi grassi monoinsaturi dell’olio d’oliva, gli omega-3 del pesce e i polifenoli di frutta e verdura, contribuiscono a mantenere questo sistema in un assetto efficiente, sostenendo nel tempo la funzione contrattile e la capacità del cuore di adattarsi alle richieste dell’organismo.

Dieta mediterranea: i benefici.

La dieta mediterranea rimane, ad oggi, il modello alimentare sostenuto dalle prove scientifiche più robuste e coerenti in ambito cardiovascolare.

Non si tratta di un’affermazione generica: studi prospettici condotti su ampie coorti di popolazione, grandi trial clinici randomizzati come il celebre Lyon Heart Study, il PREDIMED spagnolo e, più recentemente, il CORDIOPREV, insieme a numerose meta-analisi che aggregano i dati di decine di studi indipendenti, documentano in modo concordante una riduzione significativa degli eventi coronarici acuti e della mortalità per cause cardiovascolari nei soggetti che seguono con costanza questo pattern alimentare.

I pilastri di questo modello, ovvero l’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi, l’abbondanza di verdura e frutta fresca, i legumi, i cereali integrali, la frutta secca a guscio e il pesce, con un consumo limitato e occasionale di carne rossa, forniscono all’organismo un mix bilanciato di acidi grassi monoinsaturi, polifenoli e fibre alimentari che agiscono in sinergia tra loro, potenziandosi reciprocamente in modi che difficilmente potrebbero essere replicati assumendo i singoli nutrienti isolati sotto forma di integratore.

I polifenoli contenuti nell’olio extravergine di oliva, in particolare, rappresentano uno degli elementi più studiati negli ultimi anni per i loro effetti diretti sulla parete vascolare: migliorano la funzione endoteliale, ovvero la capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi correttamente in risposta agli stimoli fisiologici, aumentano la disponibilità biologica di ossido nitrico, un potente vasodilatatore naturale, riducono i livelli di LDL ossidato, la forma più aterogena del colesterolo cattivo, e contribuiscono ad abbassare la pressione arteriosa.

Tutti questi effetti intervengono direttamente sui meccanismi molecolari alla base dell’infiammazione cronica di basso grado e dello stress ossidativo, due processi oggi riconosciuti come motori silenziosi dell’aterosclerosi e delle malattie cardiovascolari.

Tradurre questi principi teorici nella spesa e nei pasti quotidiani è, in realtà, più semplice di quanto si possa pensare.

Tra i cibi più protettivi per la salute del cuore troviamo innanzitutto il pesce azzurro, come sardine, sgombro e alici, insieme al salmone, tutti alimenti ricchi di acidi grassi omega-3 a lunga catena; l’olio extravergine di oliva, da utilizzare come condimento principale sia a crudo che in cottura; la frutta secca a guscio, come noci e mandorle, preziosa fonte di grassi buoni, fibre e micronutrienti; i legumi e i cereali integrali, che forniscono fibra viscosa e proteine di origine vegetale; e infine la verdura e la frutta di stagione, meglio se variegate nei colori, ricche di polifenoli, potassio e antiossidanti naturali.

È altrettanto importante, se non di più, considerare ciò che andrebbe invece ridotto o eliminato dalla dieta abituale: gli zuccheri semplici aggiunti, le carni processate come salumi e insaccati, i grassi trans presenti in molti prodotti industriali confezionati e il sale in eccesso, spesso nascosto in alimenti apparentemente insospettabili.

Tutti questi elementi, se consumati in modo cronico ed eccessivo, alterano l’espressione genica cardiaca nella direzione sbagliata e favoriscono lo sviluppo di ipertensione arteriosa e di un rimodellamento cardiaco di tipo patologico, con conseguenze che si accumulano silenziosamente nel corso degli anni.

Non va sottovalutato, infine, il ruolo della regolarità e della struttura complessiva dei pasti: consumare pasti equilibrati, distribuiti in modo regolare nell’arco della giornata e ricchi di componenti vegetali, aiuta a stabilizzare la glicemia e il profilo lipidico nel sangue, riducendo i picchi infiammatori post-prandiali che, ripetuti pasto dopo pasto per anni, finiscono per mettere sotto sforzo cronico il miocardio e i vasi sanguigni.

Quando l’obiettivo specifico diventa la riduzione del colesterolo LDL, la letteratura scientifica indica un approccio particolarmente efficace, conosciuto come “dieta portfolio”, che combina in modo sinergico quattro categorie di alimenti funzionali: la fibra viscosa, presente in avena, orzo e legumi; le proteine della soia; la frutta secca a guscio; e gli steroli vegetali, composti naturali strutturalmente simili al colesterolo ma di origine vegetale. Il meccanismo d’azione di questi componenti è ben documentato a livello fisiologico.

La fibra viscosa lega gli acidi biliari a livello intestinale, impedendone il riassorbimento e costringendo di conseguenza il fegato a utilizzare il colesterolo circolante come materia prima per sintetizzare nuovi acidi biliari, con un conseguente abbassamento dei livelli di LDL nel sangue.

Gli steroli vegetali, dal canto loro, competono direttamente con il colesterolo alimentare per i medesimi trasportatori di assorbimento intestinale, riducendone così la quota effettivamente assorbita dall’organismo.

Combinati insieme e assunti con costanza nell’ambito di una dieta strutturata, questi alimenti possono ridurre l’LDL circolante fino al 25-30%, con un’efficacia che, in ambito puramente dietetico, risulta paragonabile a quella di alcuni interventi farmacologici di prima linea.

Questo risultato si traduce, nel medio e lungo periodo, in un rischio cardiovascolare complessivamente inferiore per chi adotta stabilmente questo tipo di approccio alimentare, a conferma di come piccole ma costanti scelte a tavola possano tradursi in benefici clinicamente rilevanti nel tempo.

La salute del cuore non nasce mai da un singolo “supercibo” miracoloso, per quanto le mode alimentari continuino periodicamente a proporcene di nuovi, ma da un modello alimentare coerente, sostenibile nel tempo, che dialoga ogni giorno, pasto dopo pasto, con il metabolismo cellulare, la segnalazione intracellulare e l’espressione dei geni del miocardio.

Scegliere uno schema alimentare di tipo mediterraneo, ricco di grassi buoni provenienti da olio d’oliva, pesce e frutta secca, di fibre vegetali abbondanti e di polifenoli protettivi, significa in ultima analisi indirizzare in modo concreto e misurabile l’espressione genica del miocardio verso la produzione di proteine contrattili più efficienti, mantenendo così un cuore più resistente, più efficiente e più sano nel corso degli anni.

Attenzione! Le informazioni riportate in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono la valutazione di un professionista della nutrizione.

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Dottor Stefano Spagnuolo

Stefano Spagnuolo

Stefano Spagnulo è Biologo Nutrizionista con formazione multidisciplinare nel campo della nutrizione umana e animale, della biochimica e delle scienze ambientali. Laureato in Scienze Biologiche Agroalimentari e della Nutrizione in primo livello e in Biologia magistralmente, con Master in Nutrizione e Dietetica applicata, svolge attività di docenza universitaria in diversi atenei tra cui Unitelma Sapienza di Roma, Unicamillus Medica University, Saint George Campus e Safes Pro di Taranto. Nel corso della sua carriera ha maturato una solida esperienza come docente e formatore in nutrizione animale, collaborando con enti come ENCI e programmi formazione ECM. Attualmente collabora con cliniche e aziende italiane ricoprendo il ruolo di Biologo Nutrizionista e Laboratorista, attraverso consulenze e formulazioni di alimenti destinati al Pet Food nonché il ruolo di coordinatore di ricerca e innovazione presso LampoVet. Opere Letterarie (riportate in ordine temporale di realizzazione) ed eventuali premi associati 1) E tutto successe in laboratorio, un batterio racconta. Un racconto che ha vinto il premio nazionale Cisl Medici 2018 Friuli Venezia Giulia. Primo premio della categoria Narrativa. 2) Dolly, storia di una citovita vissuta. Un racconto che ha vinto nel 2019 il titolo assoluto su tutte le categorie nel premio Cisl Medici 2019 Friuli Venezia Giulia. 3) Trilogia delle città polmonari: “Pneumo City, la città polmonare”, “The Smoke Inside, ritorno a Pneumo City”, “La Melodia del Respiro, epilogo a Pneumo City”. Pubblicata con Aldenia Edizioni. La trilogia ha ricevuto il riconoscimento Igea (Associazione Pabulum – Castellabate) nel 2017. 4) Beautynsidia, quanto il bello è tuo nemico. Edito da Aldenia edizioni. Il romanzo ha ricevuto una mansione speciale “Arte per Amore” presso il premio letterario internazionale “Michelangelo Buonarroti” a Seravezza nel 2018. 5) Mi rispecchio nel frigorifero, il cibo e la bellezza alla fine del mondo. Edito da Grifo editore. Il romanzo ha ricevuto una mansione speciale nel 2020 presso il premio letterario internazionale “Michelangelo Buonarroti”. 6) L’Eredità del codice. Dalla bussola dei pensieri alla prima guerra dei Draghi. Edito da Letteratura alternativa edizioni. 7) Autore di numerosi articoli di scienze naturali, biologia, medicina e nutrizione presso la rivista Natura Docet ND (membro del comitato scientifico), sulla rivista I Nostri Cani dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana e tuttora pubblica sulla prestigiosa rivista di Guitarclub Magazine. 8) In giugno 2026 ha pubblicato il suo ultimo romanzo fantasy “La Melodia del Drago” con la casa editrice Edizioni dal Sud.