Dieta per il reflusso: guida agli alimenti e alle modifiche dello stile di vita

Reflusso gastroesofageo: cause e ruolo della dieta

Come funziona il reflusso

La malattia da reflusso gastroesofageo (GERD), è definita dalla presenza di sintomi di bruciore di stomaco o rigurgito acido almeno una volta alla settimana, ed è sempre più diffusa.

La prevalenza negli adulti varia dal 30% nelle popolazioni occidentali a meno del 10% nelle popolazioni dell’Asia orientale.

La fisiopatologia è caratterizzata da difetti funzionali e anatomici della giunzione gastroesofagea.

Questi possono essere:

  • Riduzione della pressione durante il transito di cibo nell’esofago
  • Rilassamenti transitori dello sfintere esofageo inferiore
  • Formazione dell’ernia iatale
  • Aumento della pressione sulla sfintere gastroesofageo a causa dell’obesità viscerale.

Abitudini di vita che peggiorano il reflusso

I fattori che possono incentivare l’insorgenza di fenomeni di reflusso e bruciore di stomaco possono essere:

  • Il consumo di alimenti predisponenti
  • Accumulo di peso
  • Fumo
  • Consumare pasti abbondanti prima di coricarsi
  • Sdraiarsi subito dopo i pasti

I principali fattori di rischio accertati per la GERD sono l’ereditarietà, l’obesità e il fumo di tabacco.

Alimenti indagati

Fortunatamente la letteratura scientifica è ricca di studi che tentano di profilare quali possano essere gli alimenti maggiormente predisponenti ai fenomeni di reflusso gastroesofageo.

Di seguito è riportata una rassegna degli alimenti maggiormente indagati.

Sarà indicato sia ciò che si trova all’interno dei paper selezionati, sia ciò che dicono le linee guida per la diagnosi e la gestione della malattia da reflusso dell’American Journal of Gastroenterology.

È bene ribadire che i consigli all’interno di queste linee guida, riguardanti l’eliminazione o meno di determinati alimenti, sono a “basso livello di evidenza”.

Infatti prima di passare all’eliminazione o meno di questi alimenti bisognerebbe valutare individualmente se questi portino all’insorgenza di sintomi da GERD.

Cibi piccanti, agrumi, cioccolato e menta

Cibi piccanti

I pazienti citano spesso i cibi piccanti come fattore scatenante degli episodi di bruciore di stomaco quindi diversi studi hanno provato ad indagare se questa correlazione sia effettivamente fondata o meno.

Nebel et al., effettuando un’indagine su pazienti con sintomi di GERD, hanno scoperto che l’88% indicava i cibi piccanti come causa scatenante del bruciore di stomaco.

Tuttavia, non ci sono studi che possano confermare in via univoca tale risultato, sono quindi necessari ulteriori accertamenti.

L’American Journal of Gastroenterology ha comunque inserito i cibi piccanti all’interno delle proprie linee guida per il trattamento della patologia.

Agrumi

Gli agrumi sono spesso citati come fattori scatenanti dei sintomi di bruciore di stomaco.

In un questionario somministrato a circa 400 pazienti con GERD, il 72% degli intervistati ha riferito un aumento del bruciore di stomaco con l’ingestione di succo d’arancia o di pompelmo.

Prince et al. hanno scoperto che i pazienti sensibili all’acido degli agrumi potevano riscontrare l’insorgenza di sintomatologia anche quando il pH del succo d’arancia veniva regolato intorno a un valore di 7, suggerendo che l’acidità non è l’unico fattore determinante per la comparsa della GERD.

L’American Journal of Gastroenterology ha inserito gli alimenti acidi come gli agrumi all’interno della sua lista di alimenti da evitare per chi soffre di reflusso.

Cioccolato

Esistono studi limitati sul fatto che il cioccolato possa influenzare il pH esofageo o la pressione dello sfintere esofageo inferiore.

Tuttavia studi preliminari hanno rilevato che l’ingestione di 120 ml di sciroppo di cioccolato abbia causato una diminuzione significativa della pressione dello sfintere esofageo inferiore.

Tali studi però risultano ancora inconcludenti.

L’American Journal of Gastroenterology ha comunque inserito il cioccolato all’interno della lista di alimenti da eliminare in caso di GERD.

Menta

È riconosciuto che la menta rilassi lo sfintere esofageo inferiore, quindi è generalmente consigliato di evitarne l’ingestione a pazienti con reflusso gastroesofageo.

Bulat et al., però, hanno effettuato uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, in cui hanno tentato di valutare la risposta di persone sane all’ingestione di menta verde e non hanno riscontrato differenze nei sintomi o negli episodi di reflusso.

L’American Journal of Gastroenterology comunque inserisce la menta all’interno della lista di alimenti da eliminare in caso di GERD.

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Alcol, bevande gassate e caffè

Alcol

Sappiamo che l’alcol è uno stimolatore di rilascio della gastrina, gli effetti che ne conseguono sono:

  • Aumentata secrezione gastrica
  • Ridotta pressione dello sfintere esofageo inferiore
  • Aumentati rilassamenti spontanei dello sfintere esofageo inferioreCompromissione della motilità esofagea
  • Rallentamento dello svuotamento gastrico.

È stato dimostrato che anche un consumo moderato di alcol induce sintomi da reflusso e diminuisce il pH esofageo anche in pazienti sani senza sintomi di GERD.

Wang et al., con i loro studi randomizzati e trasversali, hanno riportato una maggiore prevalenza di GERD in forti consumatori di alcol: il 43% dei bevitori presentava sintomi da reflusso rispetto al 16% dei non bevitori.

Uno studio caso-controllo (evidenza B) ha mostrato che nei pazienti con alcolismo l’astinenza prolungata (>6 mesi) migliora le alterazioni della motilità esofagea, ma non determina un miglioramento del pH esofageo.

Pertanto, le evidenze disponibili non supportano un effetto diretto dell’astinenza dall’alcol sulla riduzione del reflusso acido o dei sintomi della GERD.

L’American Journal of Gastroenterology inserisce all’interno delle proprie linee guida l’eliminazione dell’alcol per i pazienti affetti da GERD.

Bevande gassate

Alcuni studi hanno suggerito una possibile associazione tra il consumo di bevande gassate e la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD).

In particolare, uno studio ha identificato le bevande analcoliche gassate come un fattore predittivo indipendente dei sintomi del reflusso, mentre un altro, condotto su soggetti sani, ha osservato una riduzione della pressione dello sfintere esofageo inferiore dopo l’assunzione di acqua gassata e di cola, sia con che senza caffeina.

Tuttavia, non sono disponibili studi che abbiano valutato se la riduzione o l’eliminazione del consumo di bevande gassate comporti un miglioramento dei sintomi della GERD.

L’American Journal of Gastroenterology non inserisce le bevande gassate fra gli alimenti da eliminare consigliati.

Caffè

Le evidenze sul rapporto tra consumo di caffè e malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) sono contrastanti.

Sebbene l’infusione intraesofagea di caffè possa provocare bruciore di stomaco in soggetti sensibili e alcuni studi abbiano riportato una riduzione della pressione dello sfintere esofageo inferiore (LES), ampi studi epidemiologici non hanno riscontrato un’associazione significativa tra il consumo di caffè e la GERD, mentre uno studio ha addirittura osservato un’associazione inversa.

Altri lavori non hanno evidenziato effetti del caffè sugli episodi di reflusso, sull’esposizione all’acido o sulla pressione del LES, e i risultati sembrano variare anche in base al tipo di caffè e al metodo di preparazione.

L’American Journal of Gastroenterology inserisce il caffè fra gli alimenti da eliminare consigliati.

Cibi fritti e grassi

Il ruolo dei grassi alimentari nella malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) rimane controverso.

Sebbene alcuni studi abbiano osservato una riduzione della pressione dello sfintere esofageo inferiore dopo pasti ricchi di grassi o un aumento dell’esposizione all’acido in particolari condizioni, altri non hanno riscontrato differenze significative nella pressione dello sfintere, nel numero di episodi di reflusso, nell’esposizione esofagea all’acido o nella sensibilità all’acido rispetto a pasti a basso contenuto di grassi.

L’American Journal of Gastroenterology inserisce i cibi fritti e grassi fra gli alimenti da eliminare consigliati in caso di GERD.

Alimenti consentiti e lenitivi per il reflusso

Cereali e pane integrale

I cereali rappresentano una delle basi dell’alimentazione anche in presenza di reflusso gastroesofageo.

Newberry et al. nel loro articolo citano studi in cui sono state condotte indagini su un campione di 371 dipendenti di un centro medico, e hanno rilevato una relazione inversa tra i sintomi di bruciore di stomaco e l’assunzione di fibre anche dopo aver corretto per le variabili confondenti.

Questo risultato è stato replicato in piccoli studi prospettici:

  • 45 pazienti con GERD che assumevano un preparato di fibre solubili per due settimane hanno notato un miglioramento dei sintomi equivalente a quello del gruppo di controllo trattato con antiacido
  • 36 pazienti che consumavano una dieta povera in fibre, a cui è stato somministrato lo psillio tre volte al giorno, hanno mostrato una riduzione sia dei sintomi che degli episodi.

Tuttavia il meccanismo attraverso cui le fibre svolgono questi effetti è ancora sconosciuto.

Latte vegetale e latte scremato

Il rapporto tra latte e reflusso gastroesofageo è spesso oggetto di dubbi. In passato il latte veniva considerato un rimedio naturale contro il bruciore di stomaco, ma oggi sappiamo che il beneficio può essere solo temporaneo.

Sebbene possa attenuare momentaneamente la sensazione di acidità, il latte intero contiene una quantità significativa di grassi che, in alcune persone, possono rallentare lo svuotamento gastrico e favorire la comparsa dei sintomi nelle ore successive.

Per questo motivo, quando il latte è ben tollerato, si preferiscono generalmente:

  • Latte scremato o parzialmente scremato;
  • Yogurt magro;
  • Bevande vegetali senza zuccheri aggiunti.

Tra le bevande vegetali più utilizzate figurano quelle a base di avena, mandorla, soia e riso.

Sebbene non esistano prove scientifiche che dimostrino un loro effetto specificamente protettivo sul reflusso, il loro ridotto contenuto di grassi rispetto al latte intero può renderle una valida alternativa per alcune persone.

Interventi anti-reflusso e abitudini a tavola

Intervento sullo stile di vita

Fumo

Il fumo di sigaretta è stato associato a una maggiore frequenza di sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo (GERD).

Studi osservazionali hanno evidenziato che i fumatori riportano episodi di reflusso più frequentemente rispetto ai non fumatori e che il rischio aumenta con la durata dell’esposizione al tabacco.

Dal punto di vista fisiologico, il fumo può favorire il reflusso riducendo temporaneamente la pressione dello sfintere esofageo inferiore, rallentando la clearance dell’acido dall’esofago e aumentando la pressione intra-addominale durante la tosse o l’inspirazione profonda.

Tuttavia, gli studi che hanno valutato oggettivamente il reflusso mediante pH-metria esofagea hanno prodotto risultati contrastanti.

Sebbene i fumatori presentino spesso un numero maggiore di episodi di reflusso, ciò non si traduce necessariamente in un aumento del tempo complessivo di esposizione dell’esofago all’acido.

Analogamente, le evidenze disponibili suggeriscono che la cessazione del fumo, almeno nel breve termine, non determini un miglioramento significativo dei parametri oggettivi della GERD, nonostante gli effetti negativi del tabacco sulla funzionalità dello sfintere esofageo inferiore.

Rimane comunque raccomandato smettere di fumare per i numerosi benefici sulla salute generale e per il possibile miglioramento dei sintomi in alcuni pazienti.

Obesità, perdita di peso e chirurgia bariatrica

L’obesità rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD).

I meccanismi coinvolti sono molteplici:

  • l’aumento della pressione intra-addominale,
  • una maggiore incidenza di ernia iatale,
  • l’alterazione del gradiente pressorio dello sfintere esofageo inferiore,
  • possibili modifiche nella secrezione biliare e pancreatica,

tutti fattori che possono favorire la risalita del contenuto gastrico nell’esofago.

Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato una relazione positiva tra indice di massa corporea (BMI) e sintomi da reflusso: all’aumentare del BMI cresce anche il rischio di sviluppare GERD, sebbene gli studi che hanno valutato le alterazioni fisiologiche mediante pH-metria e manometria esofagea abbiano prodotto risultati non sempre concordanti.

Due grandi studi di popolazione, il Nurses’ Health Study e il Nord-Trøndelag Health Study, hanno infatti evidenziato una relazione dose-risposta: maggiore era la riduzione dell’indice di massa corporea (BMI), maggiore era la probabilità di miglioramento o completa scomparsa dei sintomi da reflusso.

La perdita di peso sembra svolgere un ruolo favorevole nella gestione della malattia, anche attraverso la chirurgia bariatrica.

Diversi studi hanno osservato un miglioramento dei sintomi e una riduzione dell’esposizione dell’esofago all’acido in seguito al dimagrimento, mentre altri non hanno riscontrato benefici significativi.

Nel complesso, le evidenze suggeriscono che la riduzione del peso corporeo possa contribuire al controllo della GERD nei pazienti con sovrappeso o obesità, sebbene siano necessari ulteriori studi per definirne con precisione l’entità dell’effetto.

Consigli sulle porzioni e i tempi

L’orario della cena può influenzare la comparsa dei sintomi del reflusso gastroesofageo, soprattutto durante la notte.

Per questo motivo, le linee guida dell’American College of Gastroenterology raccomandano di attendere almeno 3 ore tra l’ultimo pasto e il momento di coricarsi.

Questa indicazione è supportata da uno studio clinico randomizzato che ha confrontato una cena consumata circa 6 ore prima di andare a letto con una assunta 2 ore prima.

I risultati hanno evidenziato un maggiore reflusso acido in posizione supina dopo il pasto tardivo, suggerendo che anticipare la cena possa ridurre gli episodi di reflusso notturno.

Tuttavia, le evidenze complessive non sono del tutto concordi.

Alcuni studi hanno infatti osservato che anticipare la cena non modifica in modo significativo l’acidità gastrica o l’esposizione dell’esofago all’acido nei pazienti con GERD.

Nonostante questi risultati contrastanti, consumare la cena almeno 2-3 ore prima di coricarsi rimane una delle raccomandazioni più semplici, sicure e condivise per favorire il controllo dei sintomi, soprattutto nei soggetti che soffrono di reflusso notturno.

Anche la quantità di cibo consumata durante i pasti sembra influenzare la comparsa dei sintomi del reflusso gastroesofageo.

Diversi studi suggeriscono infatti che i pasti molto abbondanti o ad elevata densità calorica possano aumentare la probabilità di episodi di reflusso.

In un piccolo studio clinico condotto su volontari sani, un maggiore apporto calorico durante il pasto è stato associato a un aumento del tempo di esposizione dell’esofago all’acido, misurato mediante pH-impedenziometria.

Questi risultati sono stati supportati anche da un ampio studio osservazionale condotto su circa 12.000 soggetti, nel quale un’elevata assunzione calorica giornaliera è risultata associata a una maggiore prevalenza di malattia da reflusso gastroesofageo non erosiva.

Tuttavia, trattandosi di uno studio osservazionale, non è stato possibile stabilire un rapporto di causa-effetto e i risultati potrebbero essere stati influenzati da altri fattori, come il peso corporeo dei partecipanti.

Nel complesso, le evidenze suggeriscono che preferire pasti moderati, evitando le abbuffate e distribuendo l’apporto calorico nell’arco della giornata, possa contribuire a ridurre il rischio di reflusso, soprattutto nelle persone predisposte.

Posizione corretta dopo i pasti

Elevare la testata del letto è una delle strategie non farmacologiche più consigliate per ridurre il reflusso gastroesofageo notturno.

Il razionale è semplice: mantenere il tronco leggermente sollevato sfrutta la gravità per limitare la risalita del contenuto gastrico nell’esofago durante il sonno.

Diversi studi clinici hanno dimostrato che dormire con la testata del letto rialzata riduce il numero e la durata degli episodi di reflusso, favorisce una più rapida eliminazione dell’acido dall’esofago e può alleviare i sintomi notturni.

Alcune ricerche hanno inoltre osservato una riduzione dell’esposizione dell’esofago all’acido quando si utilizza un cuscino a cuneo o si solleva la testata del letto.

Tuttavia, non tutti gli studi hanno confermato un miglioramento significativo dei sintomi, suggerendo che l’efficacia possa variare da persona a persona.

Nel complesso, l’elevazione della testata del letto rappresenta una misura semplice, sicura e potenzialmente efficace, particolarmente indicata nei pazienti che soffrono di reflusso prevalentemente durante la notte.

Attenzione! Le informazioni riportate in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono la valutazione di un professionista della nutrizione.

Bibliografia

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Simone De Gregoriis

Simone De Gregoriis

Sono Simone De Gregoriis, sono un biologo, in particolare un Biologo Nutrizionista. Collaborando con l'azienda Medimatica ho iniziato a occuparmi di divulgazione scientifica in ambito nutrizionale. Scrivo articoli con l' obiettivo di rendere le nozioni accessibili e basate su evidenze scientifiche. Il mio approccio è rigoroso, la ricerca e l'affidabilità delle fonti occupano una fetta importante di ogni ambito della mia vita professionale, con l’obiettivo di tradurre concetti complessi in contenuti chiari e fruibili per chiunque voglia comprendere meglio il mondo della nutrizione.

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