Dieta per i diverticoli: cosa mangiare e cosa evitare (anche in fase acuta)

Dieta per i diverticoli: guida completa ad alimenti e menù

La diverticolosi è un’alterazione anatomica frequentemente riscontrata nella popolazione adulta occidentale.

Per decenni, la gestione dietetica di questa condizione è stata circondata da falsi miti e restrizioni eccessive, come l’ingiustificata esclusione di semi, frutta secca o bucce, basata sull’idea errata che potessero “incastrarsi” nei diverticoli.

Oggi, le evidenze scientifiche e le linee guida hanno chiarito l’approccio dietetico, sottolineando come una dieta equilibrata sia il pilastro fondamentale non solo per prevenire la formazione dei diverticoli, ma anche per gestire i sintomi e ridurre il rischio di diverticolite.

In questo articolo esploreremo le raccomandazioni nutrizionali distinguendo tra la fase cronica (asintomatica e sintomatica) e la fase acuta dell’infiammazione, dove l’approccio dietetico si è fatto più flessibile e orientato alla tolleranza individuale del paziente.

Diverticoli e diverticolite: differenze e ruolo della dieta

La diverticolosi è una condizione asintomatica e rappresenta una delle alterazioni anatomiche più comuni riscontrate nella popolazione adulta occidentale: è caratterizzata dalla presenza di strutture anatomiche chiamate “diverticoli” nell’intestino crasso [1].

Sebbene nella maggior parte dei casi (circa l’80%) rimanga una condizione asintomatica, una parte dei soggetti può sviluppare sintomatologia [1].

Nei casi senza infiammazione si parla di malattia diverticolare sintomatica non complicata (SUDD), che si manifesta con sintomi simili alla sindrome dell’intestino irritabile (dolore addominale intermittente, gonfiore addominale e alterazioni dell’alvo), mentre quando un diverticolo si infetta o si infiamma si parla di diverticolite [1][2].

In passato, si pensava che un piccolo pezzo di feci dure rimanesse intrappolato nel diverticolo, graffiando la mucosa e causando ischemia (mancanza di sangue) e infezione.

Oggi, si ritiene che la diverticolite sia spesso il risultato finale di una complessa interazione tra fattori dietetici e di stile di vita, farmaci, genetica e microbioma intestinale [3]

Quando la barriera difensiva del diverticolo si indebolisce troppo, i batteri possono attraversare la parete, scatenando l’attacco acuto [2], [3] .

Si distinguono due quadri di diverticolite acuta [1]:

  • diverticolite acuta non complicata, che presenta sintomi intestinali come dolore addominale e gonfiore.
  • diverticolite acuta complicata, che presenta sintomi gravi e che richiedono l’ospedalizzazione come perforazione (ascesso, peritonite, fistula) e fibrosi.

Cos’è la diverticolosi

La diverticolosi è una condizione anatomica caratterizzata dalla presenza di piccole estroflessioni a forma di sacco, denominate diverticoli, che si sviluppano lungo la parete dell’intestino crasso [2].

Si tratta di una delle alterazioni strutturali più comuni riscontrate nella popolazione adulta, la cui prevalenza aumenta significativamente con l’avanzare dell’età e che viene solitamente scoperta in modo incidentale durante esami diagnostici come la colonscopia [1], [2].

Per la stragrande maggioranza delle persone, la diverticolosi rimane completamente asintomatica e non rappresenta di per sé una condizione patologica, a meno che non progredisca verso la malattia diverticolare sintomatica o verso complicanze infiammatorie come la diverticolite [1], [2].

Sotto il profilo fisiopatologico, lo sviluppo dei diverticoli è tradizionalmente attribuito a una combinazione di aumento della pressione intraluminale e debolezza della parete intestinale, fattori spesso influenzati dalla predisposizione genetica, dall’invecchiamento dei tessuti e da stili di vita occidentali, in particolare diete povere di fibre alimentari.[2], [3]

Il colon può essere immaginato come un tubo muscolare elastico. La formazione dei diverticoli avviene generalmente a causa di due fattori principali:

  • Aumento della pressione interna: Quando seguiamo una dieta povera di fibre, le feci sono meno voluminose e più dure. Questo costringe il colon a contrarsi con più forza per farle avanzare, creando zone di alta pressione che spingono la mucosa (il rivestimento interno) attraverso i punti deboli della parete muscolare, dove passano i vasi sanguigni [2], [3].
  • Debolezza della parete: Con l’invecchiamento, l’architettura del colon cambia. Si verifica una perdita di elasticità e un’alterazione del collagene (una proteina strutturale) che rende la parete più suscettibile a “cedere” sotto pressione [2], [3].

Come la dieta previene l’infiammazione

1. Meccanismi Meccanici

  • Aumento della massa fecale e riduzione della pressione: Una dieta ricca di fibre aumenta il volume delle feci e riduce il tempo di transito intestinale [3], [4], [5]. Questo meccanismo richiede una minore pressione intraluminale durante la defecazione, riducendo il rischio che la mucosa ernie attraverso i punti deboli della parete colonica e prevenendo il ristagno di feci all’interno dei diverticoli [3], [4]
  • Prevenzione del trauma locale: Evitando la stasi fecale e la formazione di feci dure, si riduce il rischio di traumi locali alla mucosa del diverticolo, che potrebbero causare ischemia, microperforazione e successiva infezione [2], [3].

2. Effetti sul Microbioma e Acidi Grassi a Catena Corta (SCFA)

  • Funzione prebiotica: Le fibre alimentari non digerite fungono da nutrimento per i batteri “buoni” del colon, aumentando la diversità e la ricchezza del microbioma intestinale [3], [5].
  • Produzione di SCFA: La fermentazione batterica delle fibre produce acidi grassi a catena corta, come il butirrato, che sono fondamentali perché rappresentano la principale fonte di energia per le cellule del colon [4], migliorano la funzione della barriera mucosa, rendendola più resistente alla traslocazione batterica [2], [3], svolgono un’azione antinfiammatoria, mediando l’omeostasi immunitaria, riducendo l’attivazione dei processi infiammatori cronici di basso grado, regolano l’omeostasi immunitaria e la funzione della barriera intestinale [3].

3. Riduzione dell’Infiammazione

  • Controllo del peso corporeo: La fibra è associata a una minore adiposità [4]. Poiché l’obesità (specialmente quella viscerale) è un fattore di rischio per la diverticolite a causa del suo potenziale pro-infiammatorio, una dieta corretta riduce indirettamente il rischio di infiammazione dei diverticoli [1], [3], [4]
  • Modelli dietetici protettivi: Le fonti indicano che le diete “prudenti” (ricche di frutta, verdura e cereali integrali) o le diete vegetariane sono associate a una riduzione del rischio di diverticolite [2], [3], [4]. Al contrario, una dieta occidentale (povera in fibre e con consumo elevato di carne rossa) è correlata ad un aumento del rischio di diverticolite [2], [4].

Diverticolite acuta: quando serve la dieta liquida

In caso di diverticolite acuta, la dieta liquida (spesso definita come “liquida chiara”) è tradizionalmente indicata durante la fase iniziale dell’infiammazione per mettere a riposo l’intestino e facilitare la gestione dei sintomi [1], [2], [3].

Nello specifico, in caso di diverticolite acuta non complicata viene solitamente raccomandata una dieta liquida per i primi 2-3 giorni, con una successiva progressione verso una dieta a basso residuo di fibre non appena il dolore inizia a risolversi [2], [3].

Nei casi di diverticolite acuta complicata, che richiedono il ricovero ospedaliero, l’approccio può prevedere inizialmente il digiuno con idratazione endovenosa, passando poi alla dieta liquida non appena il paziente è in grado di tollerare l’assunzione orale [1], [2], [3][1]

Cosa mangiare con i diverticoli (fase cronica)

Nella fase cronica o asintomatica della diverticolosi, l’obiettivo primario della dieta è la prevenzione della malattia diverticolare sintomatica e della diverticolite attraverso un elevato apporto di fibre [1].

Le linee guida del Sistema Nazionale Linee Guida (ISS/SNLG) suggeriscono di adottare una dieta equilibrata e varia, che includa regolarmente alimenti integrali, frutta e verdura [1].

In particolare, si dovrebbe aumentare l’introito di fibre gradualmente per minimizzare la flatulenza ed il gonfiore addominale e aumentare l’introito di liquidi proporzionalmente all’introito di fibre [1]

Fibre solubili e insolubili: il giusto equilibrio

Le fibre alimentari sono carboidrati complessi che resistono alla digestione nell’intestino tenue e vengono fermentati, totalmente o parzialmente, nel colon [5]. Si dividono in solubili (come pectine e gomme), che formano gel viscosi e sono facilmente fermentabili dal microbiota, e insolubili (come cellulosa e lignina), che aumentano la massa fecale e accelerano il transito intestinale [5].

L’equilibrio tra queste due tipologie è fondamentale: mentre le fibre insolubili riducono la pressione all’interno del colon facilitando l’evacuazione, la fermentazione batterica delle fibre solubili produce acidi grassi a catena corta (SCFA), come il butirrato [3], [4], [5].

Questi metaboliti sono essenziali perché nutrono le cellule del colon e rinforzano la barriera mucosa, contrastando i processi infiammatori cronici di basso grado legati alla malattia diverticolare [2], [3], [4], [5].

Cereali integrali e legumi

I cereali integrali rappresentano una fonte preziosa di fibre che, secondo ampi studi di metanalisi, è associata a una significativa riduzione del rischio di sviluppare la malattia diverticolare [4].

Le fonti suggeriscono che un apporto incrementale di fibre da cereali possa ridurre il rischio fino al 26% per ogni 10 grammi aggiuntivi giornalieri [4]. I legumi, pur non essendo sempre dettagliati singolarmente nelle tabelle di rischio, rientrano pienamente tra gli “alimenti integrali” e le fonti di fibre raccomandate per mantenere la regolarità intestinale e una flora batterica diversificata [1].

In caso di fastidio, si possono utilizzare inizialmente i legumi decorticati o passati (rimuovendo le cuticole) per far adattare gradualmente l’intestino al consumo di legumi. In caso di stipsi cronica, l’aumento dell’apporto di questi cibi deve avvenire in modo graduale e deve essere accompagnato da un incremento proporzionale dei liquidi per minimizzare effetti collaterali come gonfiore e flatulenza [1].

Frutta e verdura consigliate

Il consumo regolare di frutta e verdura è fortemente raccomandato poiché la fibra derivante da queste fonti ha dimostrato un effetto protettivo superiore in alcuni modelli statistici, con una riduzione del rischio di malattia diverticolare che può raggiungere il 44% per ogni incremento di 10 grammi al giorno [4].

Le diete definite “prudenti”, caratterizzate da un alto apporto di vegetali, sono correlate a una minore incidenza di diverticolite rispetto ai modelli alimentari occidentali poveri di fibre [3].

Non esistono specifiche restrizioni sulla tipologia di frutto o ortaggio; al contrario, la varietà è incoraggiata per favorire la salute e la ricchezza del microbiota intestinale [6].

Alimenti da evitare con la diverticolite

In generale, non ci sono alimenti specifici da evitare in caso di diverticolosi [1].

Per quanto riguarda la malattia diverticolare sintomatica non complicata senza infiammazione (SUDD), in presenza di sintomi come dolore addominale intermittente e alterazioni dell’alvo, le linee guida suggeriscono di proseguire l’alimentazione indicata per la diverticolosi.

L’effetto benefico dovuto all’aumento delle fibre può richiedere diverse settimane per essere raggiunto [1].

Invece, durante un episodio di diverticolite (infiammazione acuta), le restrizioni alimentari diventano temporaneamente più rigide per permettere la remissione della sintomatologia e dell’infiammazione [1], [2], [3]

In caso di diverticolite acuta non complicata, quando l’alimentazione è tollerata si consiglia di seguire un’alimentazione a basso residuo per qualche giorno [1], [2], [3] , evitando alimenti con molta fibra, per esempio: legumi, frutta oleosa secca, frutta essiccata e alcune verdure ricche in fibra come cavoli, broccoli, asparagi, carciofi e funghi.

Man mano che i sintomi migliorano, si può tornare alla normale alimentazione [1], [3].

Semi, bucce e cibi difficili da digerire

È ormai un mito superato quello secondo cui chi ha i diverticoli debba evitare semi, frutta secca, mais o la buccia della frutta [1].

Le linee guida italiane SNLG/SIGE chiariscono esplicitamente che non è necessario evitare questi alimenti, poiché non esiste alcuna prova che essi possano “incastrarsi” nei diverticoli scatenando un’infiammazione.

Al contrario, studi prospettici su ampie coorti hanno dimostrato che il consumo di noci e popcorn non aumenta il rischio di diverticolite e potrebbe persino avere un ruolo protettivo.[3]

Sebbene in fase cronica i semi siano permessi, durante la fase acuta o semi-acuta può essere necessario limitare temporaneamente i cibi che lasciano molti residui o che risultano difficili da digerire [1], [3].

In presenza di dolore addominale significativo, le linee guida indicano una progressione che parte da una dieta liquida chiara per i primi 2-3 giorni, eliminando fibre e cibi solidi grossolani [1], [3].

Carne rossa e insaccati

Un fattore di rischio identificato è l’alimentazione “occidentale”, caratterizzata da un elevato consumo di carne rossa, insaccati, grassi saturi e cibi raffinati [2], [3]. Le raccomandazioni dietetiche suggeriscono quindi di ridurre il consumo di queste fonti proteiche e di grassi saturi a favore di un modello più vicino alla dieta vegetariana o mediterranea, che ha mostrato di ridurre il rischio di ospedalizzazione per malattia diverticolare [1], [2], [3].

Alcol, spezie piccanti e caffè  

Le linee guida raccomandano la riduzione dell’apporto di alcol, che è tra i fattori che possono contribuire all’infiammazione dei diverticoli [1]. Nonostante le spezie piccanti e il caffè non siano costantemente citati come cause dirette di formazione dei diverticoli, il loro ruolo come irritanti della mucosa suggerisce cautela, specialmente in presenza di sintomi gastrointestinali sovrapponibili alla sindrome dell’intestino irritabile (SUDD).

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Menù settimanale per chi ha i diverticoli

Un’alimentazione strutturata secondo la piramide alimentare rappresenta lo strumento più efficace per mantenere la regolarità intestinale e prevenire le recidive infiammatorie. La corretta ripartizione dei nutrienti assicura non solo l’apporto di fibre necessario, ma anche l’equilibrio tra proteine vegetali e animali, fondamentale per la salute del colon [1], [7].

Piano pasti in fase stabile

In assenza di sintomi acuti, il menù deve seguire il modello della Dieta Mediterranea, ricca di fibre [6], [7]

  • Alimenti a consumo quotidiano:
    • Frutta e Verdura: Devono essere presenti ad ogni pasto principale, per un totale di almeno 5 porzioni al giorno (2 di verdura e 3 di frutta).
    • Cereali integrali: Pane, pasta o cereali in chicco (farro, orzo) devono essere consumati quotidianamente, preferendo la versione integrale per l’elevato potere saziante e l’apporto di fibre.
    • Latte e Yogurt: Si raccomandano 2 porzioni al giorno, preferendo yogurt al naturale per sostenere il microbiota.
    • Olio extravergine d’oliva: Da utilizzare come condimento principale in ogni pasto, meglio se a crudo.
    • Frutta a guscio: Una porzione di circa 30g di noci o mandorle può essere consumata giornalmente come spuntino.
  • Alimenti a consumo settimanale:
    • Legumi: Rappresentano la fonte proteica vegetale d’elezione e vanno consumati 3-4 volte a settimana, anche in combinazione con i cereali.
    • Pesce: È raccomandato 2-3 volte a settimana, privilegiando il pesce azzurro di piccola taglia per l’apporto di omega-3 antinfiammatori.
    • Uova: Il consumo ideale è di 2-4 volte a settimana.
    • Carne bianca: Può essere consumata 2 volte a settimana.
    • Formaggi: Da limitare a 2-3 volte a settimana, privilegiando quelli freschi (ad esempio ricotta e mozzarella) rispetto a quelli stagionati, più ricchi di sale.
    • Patate: Vanno consumate con moderazione, fino a 2 volte a settimana, non come contorno ma in sostituzione dei cereali.
  • Alimenti occasionali:
    • Carne rossa e insaccati: la carne rossa è raccomandata 1 volta a settimana, mentre i salumi e gli insaccati devono essere consumati occasionalmente.
    • Dolci e bevande zuccherate: Da riservare solo a eventi particolari, preferendo prodotti da forno semplici e non farciti.

Adattamenti in fase semi-acuta

Se si avvertono fastidi addominali lievi o si è in fase di recupero dopo un episodio infiammatorio, il menù va modificato per essere più leggero. Se non si consumavano abitualmente fibre, l’incremento deve essere molto graduale per evitare flatulenza e meteorismo.

Durante le fasi di transizione, è utile preferire verdure cotte e passate o legumi decorticati per facilitare la digestione senza rinunciare totalmente a questi alimenti [6], [8]

Consigli per l’idratazione

Un’adeguata idratazione è un requisito indispensabile affinché le fibre possano svolgere la loro funzione protettiva. Non bisogna aspettare di sentire lo stimolo della sete, ma cercare di anticiparlo bevendo regolarmente durante tutto l’arco della giornata: si raccomanda di bere mediamente 1,5-2 litri di acqua al giorno, corrispondenti a circa 6-8 bicchieri.

È fondamentale aumentare l’introito di liquidi proporzionalmente all’aumento delle fibre introdotte con la dieta. L’acqua aiuta a mantenere la giusta consistenza del contenuto intestinale, prevenendo la formazione di feci dure che aumentano la pressione sui diverticoli.

Si consiglia di sorseggiare acqua frequentemente durante tutto l’arco della giornata, anche al di fuori dei pasti principali [6], [8].

(Se hai letto questo post forse sei interessato anche alla preparazione alla colonscopia e al protocollo LOW FODMAP).

Le informazioni fornite hanno carattere puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico, nutrizionista o altro professionista sanitario qualificato.
Prima di apportare modifiche alla propria alimentazione o di assumere specifici alimenti, è sempre necessario effettuare controlli adeguati e consultare uno specialista, soprattutto in presenza di condizioni mediche, intolleranze, allergie o esigenze nutrizionali particolari.

[1]     “SISTEMA NAZIONALE LINEE GUIDA DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ Linea guida pubblicata nel Sistema Nazionale Linee Guida Roma, 9 settembre 2022.”

[2]     A. Tursi et al., “Colonic diverticular disease,” Dec. 01, 2020, Nature Research. doi: 10.1038/s41572-020-0153-5.

[3]     L. L. Strate and A. M. Morris, “Epidemiology, Pathophysiology, and Treatment of Diverticulitis,” Apr. 01, 2019, W.B. Saunders. doi: 10.1053/j.gastro.2018.12.033.

[4]     D. Aune, A. Sen, T. Norat, and E. Riboli, “Dietary fibre intake and the risk of diverticular disease: a systematic review and meta-analysis of prospective studies,” Mar. 01, 2020, Springer. doi: 10.1007/s00394-019-01967-w.

[5]     M. Carabotti, B. Annibale, C. Severi, and E. Lahner, “Role of fiber in symptomatic uncomplicated diverticular disease: A systematic review,” Feb. 20, 2017, MDPI AG. doi: 10.3390/nu9020161.

[6]     “Linee Guida per una Sana Alimentazione CREA revisione 2018”.

[7]     F. Sofi et al., “Mediterranean diet: Why a new pyramid? An updated representation of the traditional Mediterranean diet by the Italian Society of Human Nutrition (SINU),” Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, vol. 35, no. 8, Aug. 2025, doi: 10.1016/j.numecd.2025.103919.

[8]     “SISTEMA NAZIONALE LINEE GUIDA DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ Linea guida pubblicata nel Sistema Nazionale Linee Guida Roma, 9 settembre 2022.”

Le informazioni fornite hanno carattere puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico, nutrizionista o altro professionista sanitario qualificato.
Prima di apportare modifiche alla propria alimentazione o di assumere specifici alimenti, è sempre necessario effettuare controlli adeguati e consultare uno specialista, soprattutto in presenza di condizioni mediche, intolleranze, allergie o esigenze nutrizionali particolari. 

Disclaimer: consultare sempre il proprio medico e/o nutrizionista

Aurora Polo

Sono una Biologa Nutrizionista e mi occupo di alimentazione e benessere con un approccio basato sulle evidenze scientifiche e sulla personalizzazione. Il mio obiettivo è aiutare le persone a costruire abitudini alimentari sostenibili e adatte alle proprie esigenze, in modo da migliorare il proprio stato di salute e raggiungere i propri obiettivi. Mi occupo di nutrizione nei diversi stadi fisiologici della vita e in presenza di stati patologici accertati, attraverso percorsi nutrizionali e piani alimentari personalizzati. Attraverso la divulgazione scientifica, cerco inoltre di rendere la nutrizione più chiara, pratica e accessibile nella vita quotidiana.